I CRIMINI DELL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO (servizi sociali)

 

 

L’UHRTA (di Trieste) a CANALE ITALIA denuncia i crimini dell’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO. La totale copertura dei media e delle istituzioni complici impedisce che gli italiani si rendano conto che la RIDUZIONE IN SCHIAVITU ha già colpito centinaia di migliaia di cittadini.’

 

 

GENDER OBBLIGATORIO: chi è che prescrive la fobia contro l’eterosessualità?

 

 

A Trieste si concentra una serie di dolorosi primati che denotano un grave stato di malessere della popolazione. La sottrazione dei minori alle famiglie nei dati Istat risulta 20 volte superiore alla media italiana; il tasso di suicidio dei giovani è 5 volte superiore alla media italiana; la mortalità per tumori dovuta a fattori ambientali è la più alta d’Italia (il doppio di Taranto); l’amministrazione di sostegno (partorita negli ambienti della psichiatria politica di Trieste) per anni ha infierito sui cittadini di Trieste, e le vittime ormai si contano a migliaia; le previsioni della lobby puntano al interdire 20 percento della popolazione!

Questi tremendi indicatori fanno ritenere che il Territorio di Trieste sia usato da decenni come una specie di bagno penale coloniale, la Cayenne dell’Italia.

Ma quello che succede a Trieste dilaga poi in tutto il territorio della Repubblica Italiana; maggiormente nel Centro-Nord. L’Amministrazione di Sostegno diventerà a breve un passaggio obbligato per tutti i cittadini italiani: è realistico ipotizzare che entro quattro-cinque anni 15-18 milioni di italiani saranno sotto tutela di avvocati; che significa la perdita di ogni diritto costituzionale, civile, umano. Una serie di manovre convergenti sta realizzando in Italia il nuovo ordine sociale. L’attacco alla famiglia con l’avviamento alla promiscuità fin dalla scuola materna (3 – 5 anni) darà luogo a una sorta di mutazione antropologica indotta dal condizionamento mentale di massa, già massicciamente avviato con una sincronia che dimostra un gran lavoro di progettazione e di regia.

Ci auguriamo che questo video-documento sulla cupa realtà di Trieste possa contribuire alla presa di coscienza delle persone che ancora non si rassegnasno ad accettare i soprusi e le prepotenze delle istituzioni deragliate. Prima che sia troppo tardi.

 

 

Scandiano: padre separato non può vedere il figlio. L’Europa condanna l’Italia!

 

 

Un 51enne scandianese  vince la sua battaglia. Ad emettere la sentenza è stata la Corte di Strasburgo che ha domandato al nostro paese di rivedere il caso.

 

SCANDIANO (Reggio Emilia)  La Corte di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per il mancato rispetto del diritto di un padre separato a vedere il figlio e ha domandato alle autorità di riesaminare il caso il più rapidamente possibile. A fare ricorso alla Corte europea dei diritti umani nel 2012 è stato un 51enne scandianese e residente a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.

Nel condannare l’Italia i giudici di Strasburgo hanno criticato l’operato dei tribunali italiani perché «non hanno adottato nessuna misura appropriata per proteggere i diritti e prendere in considerazione gli interessi» del padre.

In particolare la Corte ritiene che i tribunali italiani non abbiano dato sufficiente peso ai «chiari legami professionali tra la madre del bambino e i servizi sociali di Scandiano che hanno redatto le valutazioni negative che hanno poi condotto a una forte limitazione del diritto (del padre, ndr) a vedere il figlio».

I giudici ritengono che i tribunali avrebbero dovuto dare seguito ai ricorsi presentati dal 51nne scandianese e nei quali l’uomo denunciava questa situazione e chiedeva di affidare i caso ai servizi sociali di un altro comune.